• BIKE

    spinning
      Una delle discipline che nel corso del 2000 hanno incontrato maggior gradimento e popolarità nei centri fitness e nelle palestre è il cosiddetto “Indoor Cycling” (usualmente definito Spinning®, il cui nome deriva da Johnny G. Spinner, il suo ideatore), un’attività sportiva il cui successo è dovuto in gran parte alla formula con cui viene praticata: un mix ideale fra ricerca della forma fisica e puro divertimento. Rispetto al ciclismo tradizionale l’Indoor Cycling offre i seguenti vantaggi: – può essere praticato al chiuso, quindi anche nei mesi invernali, senza essere monotono e demotivante come le cyclette tradizionali; – permette l’allenamento delle caratteristiche anaerobiche e della potenza muscolare in tempi più brevi rispetto alla bicicletta da corsa o alla mountain bike; – può essere una valida alternativa per chi ha problemi che non consentono il gesto della corsa; – essendo praticato in gruppo, con un istruttore, può aiutare chi è tendenzialmente “pigro”. L’immagine non deve far pensare all’Indoor Cycling come ad una attività “per tutti”. L’Indoor Cycling è una attività sportiva ad impegno elevato, prevalentemente anaerobico, caratterizzata inoltre da fasi di lavoro ad intensità bruscamente variabile con sollecitazioni violente sia del sistema cardiovascolare (si raggiungono frequenze cardiache di picco molto elevate) che di quello muscolare (si registrano livelli di lattacidemia elevati). A differenza del ciclismo, inoltre, a causa del ripetersi della posizione “in piedi sui pedali”, può causare sovraccarichi della colonna vertebrale e tendinopatia rotulea. L’Indoor Cycling utilizzato come allenamento complementare sostitutivo della corsa, può essere, se praticato ad alta intensità, ugualmente traumatico e causare problemi al tendine d’Achille o alla muscolatura della gamba (gemelli, soleo): l’incidenza relativamente alta di infortuni dipende comunque dal fatto che spesso ci si avvicina a questa attività con molto entusiasmo, ma SCARSO allenamento. Fra i più sensibili all’Indoor Cycling ci sono proprio gli atleti che praticano ciclismo, sia a livello amatoriale, che agonistico. Sempre più spesso gli appassionati delle due ruote hanno inserito nell’allenamento, soprattutto nel periodo invernale, una serie di sedute di Indoor Cycling. A tal proposito sono stati studiati specifici metodi di lavoro, articolati in cicli e specifici per i diversi settori muscolari, secondo le differenti specialità (passista, cronoman, mountain biker …).

    SCUOLE A CONFRONTO

    • TOPSPIN CYCLING
    Il TOPSPIN CYCLING (ideato e messo a punto da Claudio Dal Conte, personal trainer), si suddivide in cinque periodi di lavoro: 1) PERIODO INTRODUTTIVO – dura circa due mesi ed è impostato su un lavoro generalizzato di potenziamento (forza trofica e forza resistente). Prevede 3 sedute settimanali di indoor cycling, integrate da altre 4 (2 di forza resistente, 1 di forza trofica e 1 di forza esplosiva) miranti a rinforzare tutti i distretti muscolari. Si possono usare varie metodiche (nuoto, sci di fondo, corsa, pesistica, elettrostimolazione muscolare). 2) PERIODO DI CONSOLIDAMENTO – dura circa un mese e serve a “consolidare” il lavoro precedente. Prevede 2 sedute di forza resistente e 1 di forza esplosiva la settimana. 3) PERIODO SPECIALE – in questo ciclo si deve “trasformare” l’allenamento svolto nei due cicli precedenti: secondo la specialità dell’atleta, si deve lavorare sul tipo di forza richiesta dalla sua attività (ad esempio lo sprinter, delle tre sedute settimanali, ne farà 2 di forza esplosiva e 1 di forza elastica); questa fase termina circa 1 mese prima delle gare. 4) PERIODO PRE-AGONISTICO – durata un mese, con 2 sedute di forza a settimana [nei primi 20 giorni forza “elastica”, poi forza “piramidale” (poche ripetizioni ad intensità massimale)]. 5) PERIODO AGONISTICO – nell’ultimo periodo di lavoro sono previste sedute per la forza solo se si evidenzia una diminuzione della stessa. In base alle ripetizioni ed all’intensità, infine, si è in grado di allenare le varie caratteristiche di forza (trofica, resistente, elastica, esplosiva). STRUTTURA DI UNA LEZIONE DI TOPSPIN CYCLING Fase 1: stretching Cominciare con esercizi di stretching prepara l’apparato locomotore (muscoli, tendini, legamenti e capsule articolari) al lavoro successivo. Fase 2: riscaldamento Mantenendo la frequenza di pedalata intorno alle 60-80 rotazioni perminuto (Rpm) si prepara l’organismo ad affrontare il lavoro prefissato. Dura almeno 5-7 minuti, durante i quali la frequenza cardiaca dell’atleta aumenterà gradualmente. Fase 3: lavoro centrale Ha una durata variabile dai 20 ai 30 minuti, secondo l’obiettivo. In base al “periodo” vengono impostate tecniche specifiche per migliorare la forza in tutte le sue espressioni. Fase 4: defaticamento Dura circa 10 minuti. Con la tecnica della “pianura” (max 80 Rpm), si riporta l’organismo alle condizioni basali. Fase 5: stretching L’ultima fase è interamente dedicata allo stretching, prendendo in considerazione oltre agli arti inferiori (maggiormente sollecitati durante la pedalata), anche i distretti muscolari del tronco. LE TECNICHE – Ripetizioni e intensità variabili Queste sono le caratteristiche ed il tipo di forze allenate dal TopSpin cycling: FORZA TROFICA – per aumentare la capacità di esprimere forza, si lavora alternando fasi (che variano dai 7 ai 10 minuti) ad alta intensità a fasi di recupero (mediamente di 2 minuti). FORZA RESISTENTE – nella fase iniziale della seduta si alternano (per prepararsi al lavoro successivo) fasi (60-120 secondi) di media intensità a fasi (180 secondi) di bassa intensità. Le tecniche utilizzate per la forza resistente sono: pianura, run, sterrato, salita da seduti e in piedi, walk). Resistenza medio-bassa, frequenza bisettimanale (45 minuti a seduta), ritmo di pedalata 70-132 Rpm. FORZA ELASTICA – Si effettuano esecuzioni rapidissime (bassa intensità) per pochi secondi (max 30″) seguite da recuperi di circa 2 minuti. Si alterna questo lavoro con fasi di circa 10″ ad intensità media e con recuperi di circa 1 minuto. Le tecniche utilizzate sono: pianura, run, sterrato, accelerazioni in salita e in pianura, jump, walk, salita in piedi e seduti. Resistenza medio-bassa, frequenza bisettimanale (45 minuti per seduta), ritmo di pedalata 70-132 Rpm. FORZA ESPLOSIVA – Espressione di forza massimale in tempo brevissimo. Tecniche utilizzate: pianura, run, sterrato, accelerazione in salita e in pianura, jump, walk, salita in piedi e seduti. Resistenza medio-bassa, frequenza bisettimanale (45 minuti per seduta), ritmo di pedalata 70-132 Rpm.
    • FREE METHOD BIKE (ideato e messo a punto da Maria Luisa Quinci e Roberto Carminucci)
    Nell’ottica di una continua ricerca del benessere fatto di sano movimento, di una corretta alimentazione e di corrette abitudini di vita, si colloca l’Indoor Cycling, allineato, con le altre discipline, verso la ricerca di nuovi e più funzionali approcci. Le motivazioni che spingono alla realizzazione di un “programma” nascono essenzialmente da un’esigenza di mercato, anche se, nel caso dell’Indoor Cycling, l’allenamento su bike stazionaria ha avuto origine dalla necessità personale di un ciclista di allenarsi. Solo successivamente, nel lontano 1989, questo personaggio (Johnny G.), aprì la prima scuola a Santa Monica, in California, proponendo il suo metodo di allenamento. Arrivata in Italia, questa pratica ha suscitato subito un grande interesse, attirando un gran numero di persone e spingendo, vista la grande richiesta, diversi team a impegnare tempo ed energie al fine di realizzare il miglior prodotto che potesse essere offerto al pubblico. Sono nate, quindi, varie scuole di formazione al fine di preparare insegnanti da destinare a questo settore; alcune di queste, supportate da grandi aziende pronte ad investire su di loro, riescono ad avere un gran ritorno di immagine; altre, più piccole, lavorano comunque per un’offerta sempre più ampia. Ciò che contraddistingue un “programma” è senz’altro la metodologia, gli obiettivi, i contenuti tecnici e la ricerca che, attraverso test e sperimentazioni, ne garantisca la validità. Ma tutto ciò non basta: serve la verifica! Ed è proprio questa necessità che ha portato le varie scuole a rivedere alcuni elementi della propria metodologia. C’è da dire che alcune di esse, e non necessariamente quelle più conosciute, sono arrivate per prime a stabilire determinati accorgimenti nella conduzione della lezione di Indoor Cycling, probabilmente perché supportate da insegnanti con una formazione più attenta a tutte quelle problematiche fisiologiche legate alle attività con una richiesta di prestazione medio – alta. L’azione di monitoraggio, supportata da recenti studi fatti negli Stati Uniti che hanno messo in luce problematiche patologiche di vario tipo (a carico soprattutto delle ginocchia) nelle persone che praticano da tempo l’Indoor Cycling, ha portato le varie scuole a rivedere i limiti massimi di velocità di pedalata, fissandoli intorno alle 130 rotazioni di pedale al minuto (RPM), preferendo, in tal modo, un lavoro più controllato attraverso l’uso delle “resistenze”. Tali studi hanno confermato che prolungati periodi di attività con la bike, utilizzando regolazioni non sempre idonee alla propria morfologia e con esecuzioni a velocità eccessiva, possono arrecare seri danni alle ginocchia; in particolare sembrano “sotto accusa” le Accelerazioni (realizzate senza una adeguata resistenza), il Running, le numerosissime quantità di Jump proposte (molto spesso senza sapere se chi si ha di fronte è in grado di sostenerle). Tutto ciò causa diversi e ripetuti microtraumi a carico dell’articolazione femoro-tibiale e soprattutto del tendine rotuleo, più “sottile” del sovrastante tendine quadricipitale e per questo meno idoneo a sostenere sollecitazioni troppo intense e ripetute. Fondamentale è la regolazione della bike in base alla propria struttura: la scuola “Free Method Bike” propone che la regolazione verticale della sella debba permettere all’arto inferiore, in posa con il tallone sul pedale rovesciato, di mantenere un angolo di 10-15 gradi al fine di non sollecitare eccessivamente l’articolazione del ginocchio o il tratto lombare. Per quanto riguarda la regolazione orizzontale della stessa, questa deve garantire, ponendo i piedi nel cestello alla stessa altezza, che la proiezione della linea del ginocchio cada sulla parte anteriore della caviglia e non più avanti evitando così pressioni sulla rotula. Traumi al tendine rotuleo, inoltre, sarebbero attribuiti, nelle tecniche “in piedi”, allo sbilanciamento del peso del corpo in avanti causato dalla perdita dell’equilibrio sulla base d’appoggio, conseguenza della cattiva postura o dell’eccessiva velocità: un allenamento ad alto impegno muscolare non significa necessariamente un allenamento alle alte velocità. Velocità di 140-150 RPM mettono poi il cuore a dura prova, con aumenti elevati della frequenza cardiaca, sovraccaricando tutte le strutture anatomiche e compromettendo il giusto rapporto con l’impegno cardiaco consigliato, garanzia di una sana e sicura attività e legato al personale livello di fitness e all’età. In alcuni casi è sufficiente raggiungere i 120-130 RPM con una modesta resistenza per superare il limite di frequenza cardiaca consigliato! Senza considerare poi, che molto spesso gli allievi lavorano senza l’aiuto del cardiofrequenzimetro, fondamentale per il rilevamento di eventuali anomalie. Inoltre, le alte velocità agirebbero negativamente sul plesso venoso, collocato sotto la pianta del piede, producendo un effetto a “singhiozzo” che non faciliterebbe il ritorno del sangue al cuore. Ricordiamo che risulta di fondamentale importanza nelle “pianure veloci”, utilizzare, entro i limiti stabiliti, sempre una minima resistenza, al fine di evitare che la forte spinta propulsiva del volano faccia perdere il controllo del piede sul pedale, causando possibili microtraumi alle ginocchia. Di questi rischi la scuola “Free Method Bike” ha già parlato attraverso i propri corsi di formazione, la pubblicazione del libro “Free Method Bike, l’allenamento sulla bike stazionaria in piena sicurezza” (Alea Edizioni – aprile 2001) e sugli articoli pubblicati su riviste specializzate del settore; seguire comuni linee-guida è sinonimo di serietà e maturità professionale, elementi essenziali per far crescere il settore. Ricordiamo, inoltre, che chi si accosta allo Spinning non deve necessariamente essere giovane e prestante: questa attività, con i dovuti accorgimenti, può arrecare in ogni caso dei benefici. Poniamo ora l’accento su una ulteriore questione che vede divise, nelle scelte formative e di indirizzo metodologico, le diverse scuole: l’altezza del manubrio rispetto alla sella. Molte scuole consigliano un manubrio molto basso, a volte al disotto del livello della sella, giustificando tale scelta con l’affinità con il ciclismo da strada. Noi riteniamo che il manubrio troppo basso, imponendo una inclinazione maggiore della colonna vertebrale, possa provocare un sovraccarico nella regione lombare, zona già fortemente sollecitata nella vita di tutti i giorni. Perché proporre una tale posizione se non si ha, come invece nel ciclismo, la necessità di “fendere” l’aria per migliorare i tempi di percorrenza? La collocazione del manubrio più in alto della sella favorisce, inoltre, una migliore postura ed un maggior controllo delle tecniche in chi presenta rigidità della colonna, indipendentemente dall’età. Indoor Cycling per tutti, perché? L’Indoor Cycling può garantire, attraverso il corretto uso della bike, allenamenti specifici per ogni richiesta essendo possibile personalizzare il lavoro attraverso l’uso di un rilevatore di frequenza cardiaca e piccoli accorgimenti che riguardano le tecniche di base e la sistemazione della bike. Ad esempio, si potrà sostituire la sella in dotazione con una più larga e comoda (sella del “cardio-fitness”) nei casi in cui il soggetto sia in soprappeso, oppure, sollevare il manubrio uno o due scatti in più, rispetto alla sella, quando si è in presenza di allievi con rigidità della colonna e, ancora, evitare le accelerazioni o le tecniche in piedi in forma statica quando si è di fronte ad allievi in soprappeso o ipertesi “border line” per evitare una eccessiva pressione nel ritorno del sangue al cuore. – L’Indoor Cycling può essere consigliato anche a disabili, quali, ad esempio, i non vedenti. Un protocollo particolare è stato realizzato mediante opportuni accorgimenti (come la guida per l’uso del freno di emergenza e per la manopola della resistenza, in aggiunta all’uso di un attrezzo stabile e senza rischi, quale è la bike). Ciò ha consentito il raggiungimento degli obiettivi programmati in termini di benefici, non solo sotto il profilo fisiologico, ma anche sotto quello relazionale. – L’Indoor Cycling è adatto anche a pazienti diabetici di tipo 2, obesi e ipertesi, rappresentando l’esercizio fisico, al pari della dieta e della terapia farmacologia, elemento fondamentale per il controllo metabolico. Il lavoro sulla bike, piacevole e di facile realizzazione, costituisce un mezzo ottimale per il controllo glicemico nel paziente. L’Indoor Cycling conferma così la sua duttilità ed efficacia, proponendosi validamente anche come strumento terapeutico e di prevenzione; lo I.U.S.M. (l’Università di Scienze Motorie), infatti, ha proposto, negli ultimi tre anni corsi semestrali di “Free Method Bike” ai propri studenti, al fine di fornire loro ulteriori strumenti e metodologie funzionali all’insegnamento.
    • INDOOR CYCLING + CARDIO-PUMP
    Il CARDIO-PUMP è una proposta operativa che ha trovato grande consenso tra gli istruttori di Indoor Cycling e che risulta gradita a chi vuole sollecitare nella stessa seduta di allenamento i vari gruppi muscolari. Tale metodologia di lavoro consiste in una alternanza funzionale tra lavoro aerobico con la bike, volto a stimolare il miglioramento dell’apparato cardio-circolatorio e respiratorio, ed il condizionamento muscolare realizzato non solo attraverso le varie tecniche di pedalata, ma anche attraverso esercizi di tonificazione con l’uso di pesi leggeri (manubri – bilanciere – elastici ecc.). Il CARDIO-PUMP fornisce l’opportunità di lavorare in gruppo, con tutti i vantaggi che ne conseguono, soprattutto sotto il profilo psicologico e motivazionale, e coniugando due diverse metodologie di allenamento, sempre nel rispetto delle esigenze posturali e funzionali del corpo umano. Gli studi sul lavoro aerobico hanno già da diverso tempo evidenziato i grossi vantaggi che tale attività può dare dal punto di vista cardio-vascolare, sia sotto l’aspetto funzionale che come forma preventiva e terapeutica delle malattie dismetaboliche. La tendenza negli ultimi anni sembra essere quella di abbinare diverse attività, con l’intento di agire sulle diverse sfere del benessere psico-fisico. Negli Stati Uniti hanno, ad esempio, successo combinazioni che vedono l’uso dei tradizionali macchinari “cardio-fitness” con la tecnica Yoga, così come il “Total Body work-out” in alternanza alle attività cardio-vascolari di gruppo. Fino ad arrivare poi alla tendenza, presente anche in Italia, che propone la realizzazione di un circuito composto da attrezzature isotoniche e da stazioni per l’allenamento cardio-vascolare. In quest’ottica si colloca il CARDIO-PUMP che combina il lavoro aerobico, effettuato principalmente sulla bike stazionaria, con quello per la forza resistente dove, per ogni gruppo muscolare, viene realizzata una diversificazione nell’intensità di lavoro attraverso l’uso di carichi ed attrezzature diverse. Ad esempio, si potrà lavorare sui muscoli pettorali utilizzando inizialmente il bilanciere con un carico maggiore, per passare poi rapidamente, nell’ambito della stessa sezione di lavoro, all’uso dei manubri con un carico più basso: l’intento è quello di “stressare” (settorialmente e per catene cinetiche) i muscoli con carichi dal 5% al 20% del massimale, per un tempo prolungato, con l’obiettivo di stimolare una reazione organica in grado di generare, attraverso la ricostruzione delle riserve energetiche nella fase di recupero, i benefici desiderati (Supercompensazione: risposta all’allenamento, frutto dell’adattamento dell’organismo allo stress motorio e dell’adeguato recupero, fondamentale perché si ottimizzi questo processo fisiologico). La lezione di CARDIO-PUMP Prevede una fase di circa 20 minuti di lavoro sulla bike stazionaria con le tecniche e le metodologie del Free Method Bike, seguita dall’alternanza regolare di fasi, della durata di 6-8 minuti ciascuna, di condizionamento muscolare a terra con pesi leggeri e lavoro aerobico. Nella parte dedicata al lavoro di tonificazione si andrà a sollecitare un gruppo muscolare alla volta, con pesi di diversa entità (da un carico più pesante ad uno più leggero), con l’obiettivo di attivare gli adattamenti biochimici voluti. La bike, utilizzata nella fase aerobica, pur essendo un validissimo strumento non è l’unico mezzo contemplato per questa lezione: qualora il numero degli allievi fosse superiore al numero delle bike a disposizione, si potranno usare, per la fase cardio, anche gli “step”, gli “slide” o l’attività aerobica a corpo libero, dividendo gli allievi in due o più sottogruppi e proponendo loro, nella sezione cardio, un’alternanza di lavoro nelle diverse stazioni. Il carico di lavoro dovrà essere opportunamente adeguato alle reali potenzialità dell’allievo e stabilito prima dell’inizio dell’iter formativo. Durante il percorso, si dovrà realizzare un incremento graduale del carico al fine di stimolare sempre nuovi processi adattativi in funzione di un miglioramento della prestazione. Rimane, comunque, prioritaria rispetto al carico la cura, da parte dell’insegnante, del gesto tecnico e dei corretti angoli di lavoro, fondamentali per non arrecare traumi (successivamente alla corretta dimostrazione dell’esercizio, diverrà indispensabile la correzione individuale degli allievi che, tanto più sarà scrupolosa, tanto più renderà sicuri ed economici i movimenti). Attraverso allenamenti modulati sulla base di coinvolgenti brani musicali si è in grado di trascinare alla migliore prestazione. Il ritmo delle musiche utilizzate permette diverse modalità di esecuzione del gesto, dando così l’opportunità, a parità di carico, di aumentare o diminuire l’intensità di lavoro. Velocità e durata del brano, poi, svolgeranno un ruolo fondamentale nella realizzazione dei work-out. Le musiche utilizzate in una lezione di Cardio-Pump, soprattutto nella componente dedicata alla tonificazione muscolare con pesi leggeri, sono generalmente in 4/4, ovvero ogni “misura” è costituita da 4 accenti, ognuno del valore di 1/4. La suddivisione binaria degli accenti porta al tipico conteggio che tutti conosciamo:
            1      2      3      4      5     6    7      8
    4/4
    Un esercizio si compone di due momenti: ogni suddivisione ha lo stesso valore (dura lo stesso tempo), ma il gesto motorio può essere condotto con dinamiche esecutive differenti, producendo diversi interventi muscolari. 1- fase concentrica, che corrisponde al sollevamento del carico 2- fase eccentrica, che coincide con l’abbassamento del carico. Analizziamo, ad esempio, le diverse modalità esecutive del lavoro a carico del bicipite brachiale con un manubrio del peso di 6 Kg in rapporto alle suddivisioni della “misura”.
    Ripetizione Fase concentrica Fase eccentrica
    -flessione- -estensione-
    SINGOLA 1-2 3-4
    DOPPIA 1-2-3-4 5-6-7-8
    TRIPLA 1° tipo 2° tipo 1-2-3-4-5-6 1-2 7-8 3-4-5-6-7-8
    Quindi in ogni misura avremo: 2 ripetizioni SINGOLE, oppure 1 ripetizione DOPPIA, oppure 1 ripetizione TRIPLA del 1° o 2° tipo Per stabilire quale delle possibilità sopra indicate proporre in base all’obiettivo dell’allenamento, bisogna conoscere l’entità della potenza che esse sviluppano. Per potenza (P) in fisica s’intende l’energia che si dissipa nell’unità di tempo (t). Un brano di 120 BPM è composto da 15 “misure” in ogni minuto, ogni misura dura 4 sec, ogni suddivisione 0.5 sec. Una ripetizione singola occupa (fase concentrica ed eccentrica) 2 sec, una doppia o una tripla 4 sec. Trascurando in questa nostra dimostrazione la fase eccentrica a favore della forza di gravità, per la quale consideriamo trascurabile l’energia dissipata, possiamo ricavare il lavoro compiuto nella fase concentrica (lavoro positivo) applicando la formula: L = m g Dh (variazione di Energia Potenziale della massa spostata) dove: m è la massa del carico (supponiamo 6 Kg) g è l’accelerazione di gravità (approssimativamente uguale a 10 m/s2) Dh è la variazione di quota (indipendente dalla traiettoria) (nel nostro esempio 0.5 m) L = 6 x 10 x 0.5 = 30 J Analizzando il lavoro in rapporto al tempo si ha la potenza di una ripetizione: P = L / t Ripetizione singola P = 30 J/1 sec = 30 W Ripetizione doppia P = 30 J/2 sec = 15 W Ripetizione tripla del 1° tipo P = 30 J/3 sec = 10 W Ripetizioni tripla del 2° tipo P = 30 J/1 sec = 30 W (in realtà il valore della potenza in quest’ultimo caso sarebbe leggermente maggiore, risultando non trascurabile, anche se minimo, il valore della potenza eccentrica, tuttavia la differenza non inciderà, ai nostri fini, quando considereremo la potenza dissipata al minuto). Riassumendo in ordine decrescente di potenza erogata per ripetizione avremo: Ripetizione tripla del 2° tipo poco + di 30 W Ripetizione singola 30 W Ripetizione doppia 15 W Ripetizione tripla del 1° tipo 10 W Mettendo ora in relazione i dati appena ricavati con il numero di esecuzioni in una “misura” ed in un minuto, in un brano di 120 BPM, si evidenzia la differenza di potenza erogata (a parità di durata dell’esercizio) nelle diverse modalità esecutive.
    Ripetizioni Misura 1 minuto
     Singole 30 W x 2 = 60 J 60 J x 15 = 900 J
     Doppie 15 x 1 = 15 J 15 x 15 = 225 J
     Triple 1° tipo 10 x 1 = 10 J 10 x 15 = 150 J
     Triple 2° tipo 30 x 1 = 30 J 30 x 15 = 450 J
    Concludendo, a parità di carico e di durata dell’esercizio, l’esecuzione di ripetizioni singole richiede una erogazione di potenza notevolmente maggiore rispetto alle altre possibilità esecutive. Come detto in precedenza, il fine è il conseguimento di un maggior tono e resistenza muscolari attraverso un numero elevato di ripetizioni con un carico basso (dal 5% al 20% del massimale). Ciò permette di sviluppare ampiamente il letto capillare e di aumentare moderatamente il diametro trasverso delle fibre muscolari e la densità dei miofilamenti di miosina ed actina (proteine contrattili del muscolo). Questo tipo di lavoro, specifico per le fibre rosse, coinvolge comunque anche le intermedie facendogli acquisire maggiori caratteristiche ossidative, ed interessa anche le fibre bianche. Infatti sia la velocità di esecuzione che la durata dell’esercizio influenzano l’intervento delle diverse fibre muscolari, con conseguente utilizzo di vie energetiche diverse (aerobiche, alattacide e lattacide). Questo non è un lavoro finalizzato all’ipertrofia (per il quale al contrario, si dovrebbero eseguire poche ripetizioni con carico elevato – 65% 85% del massimale), ma all’incremento della forza resistente. Per quanto concerne il meccanismo aerobico, il forte miglioramento della funzionalità degli apparati cardio-circolatorio e respiratorio si realizza attraverso un aumento del numero e delle dimensioni dei mitocondri, in grado di migliorare ed intensificare l’ossidazione dei carboidrati e dei grassi. Inoltre, l’incremento delle scorte di glicogeno e di trigliceridi nel muscolo, la migliore attività e concentrazione degli enzimi preposti all’utilizzo di queste fonti energetiche, l’aumento del volume del sangue soprattutto nella sua componente plasmatica (in grado di favorire fluidità e scambi gassosi), permettono l’ottimizzazione della funzionalità del sistema. Il lavoro richiesto nel Cardio-Pump, oltre agli adattamenti sopra citati, favorisce un effetto dimagrante indiretto (durante l’attività prevale, per i continui cambi di intensità di lavoro, il sistema energetico gli colitico); gli effetti maggiormente lipolitici si avranno invece durante il recupero, quando, per effetto dell’adrenalina prodotta dalla parte midollare del surrene (porzione interna della ghiandola) durante la fase di lavoro, verranno mobilizzati i grassi per la ricostruzione delle sostanze consumate durante l’attività fisica. Inoltre fibre muscolari forti e toniche hanno necessità energetiche maggiori e determinano un innalzamento del metabolismo di base che potrà favorire, a parità di alimentazione, la perdita di peso corporeo Autori ROBERTO CARMINUCCI Nel mondo dello sport come atleta agonista nella Ginnastica Artistica fino al 1985. Diplomato ISEF e laureato in scienze motorie di primo livello presso lo I.U.S.M. di Roma, ove ha operato in qualità di insegnante nei corsi su bicicletta stazionaria (2001). Preparatore tecnico di aerobica competitiva dal 1987; campione italiano di aerobica categoria step. Autore del manuale di fitness “Free Method Bike, metodo di allenamento per un’attività indoor su bike stazionaria in piena sicurezza”. Ha collaborato con il reparto di diabetologia del Policlinico Umberto I di Roma in una sperimentazione che ha valutato l’utilizzo della bike stazionaria con pazienti diabetici di tipo 2 e pazienti ipertesi. MARIALUISA QUINCI Nel mondo dello sport come atleta agonista di pallavolo, nelle serie maggiori fino al 1990, ha partecipato a tornei e manifestazioni internazionali. Tecnico di pallavolo (2° grado) e coordinatore tecnico della rappresentativa Under 15 regionale – femminile di pallavolo (1987). Laureata in Scienze Motorie presso lo I.U.S.M. di Roma (con specializzazione in ginnastica aerobica e tecniche corporee per il benessere psicofisico), ove ha operato in qualità di insegnante nei corsi su bicicletta stazionaria (2001). Autrice del manuale di fitness “Free Method Bike, metodo di allenamento per un’attività indoor su bike stazionaria in piena sicurezza”. Ha collaborato con il reparto di diabetologia del Policlinico Umberto I di Roma in una sperimentazione che ha valutato l’utilizzo della bike stazionaria con pazienti diabetici di tipo 2 e pazienti ipertesi.
    LO STRETCHING – Il salva muscoli Gli esercizi di allungamento muscolare e la mobilizzazione articolare sono alcuni degli strumenti a disposizione dello sportivo per ridurre il rischio di lesioni da sport. Anche se alcune ricerche recenti non concordano sull’utilità di effettuare lo stretching prima dell’attività sportiva, pochi e semplici esercizi inseriti nel programma di allenamento ed effettuati nella fase di recupero, riducono il rischio di lesioni, facilitando il funzionamento dell’apparato locomotore. Coordinazione: oltre all’aspetto preventivo, questi esercizi migliorano la coordinazione neuromotoria e l’espressione della forza muscolare. I muscoli: necessitano di esercizi per l’incremento dell’estensibilità i muscoli biarticolari dell’arto inferiore (tricipite surale, ischiocrurali, quadricipite, adduttore lungo), quelli poliarticolari della schiena e del collo e quelli più sollecitati dall’attività sportiva specifica. Gli esercizi di mobilizzazione articolare dovranno impegnare, in pratica, tutte le principali articolazioni del corpo con una particolare attenzione a quelle più esposte nello sport praticato: caviglie, anche, schiena, collo, spalle, polsi, mani possono essere “sciolte” con pochi minuti di esercizio specifico. Inoltre l’abitudine a esercizi ripetuti con sequenze precise consente all’atleta di individuare le proprie “zone critiche” e le articolazioni più rigide sulle quali concentrare l’attenzione in allenamento per migliorarne la funzionalità. L’esecuzione: l’errore più frequente è quello di “molleggiare” durante l’esercizio. Oltre che inutile, questo comportamento è rischioso perché può causare danni a carico della muscolatura (spesso la reazione del muscolo ad un allungamento rapido, come in un molleggio, è un “accorciamento” che contrasta l’allungamento stesso!). La tensione va imposta con gradualità e mantenuta a lungo (almeno 30″), senza generare dolore, per poi rilasciare lentamente. La mobilizzazione articolare richiede un movimento al limite del possibile, ma senza accelerare i segmenti corporei per incrementare le ampiezze articolari stesse (soprattutto nei primi movimenti a freddo!). Conviene iniziare con movimenti semplici, traiettorie lineari, lasciando quelle complesse alle fasi successive. Il defaticamento post-gara ha una sua precisa funzione: facilitare lo smaltimento delle sostanze prodotte durante lo sforzo e migliorare il recupero, riportando il tono della muscolatura ai valori basali; ma, purtroppo, per molti sportivi, professionisti e no, il RICHIAMO DELLA DOCCIA appare IRRESISTIBILE!
  • Yoga

    relax, yoga
    Lo Hatha Yoga è una forma di Yoga (uno dei sentieri che, presso la religione induista, portano all'unione con Dio) basato su una serie di esercizi psicofisici di origini antichissime, originati nelle scuole iniziatiche dell'India e del Tibet. È ad oggi molto praticato anche in occidente, in cui nella maggior parte dei casi è stato privato dei suoi significati spirituali e viene proposto come una mera forma di ginnastica esotica alternativa; questa "laicizzazione" ha fatto sì che molte persone, a prescindere dall'orientamento religioso, si avvicinassero – seppur in modo superficiale – a questa pratica, spesso erroneamente scambiata con lo Yoga nella sua totalità. Lo Hatha Yoga insegna a dominare l'energia cosmica presente nell'uomo, manifesta come respiro, e quindi a conseguire un sicuro controllo della cosa più instabile e mobile che si possa immaginare, ossia la mente sempre irrequieta, sempre pronta a distrarsi e divagare. In tal maniera lo yoga, influendo insieme sulla vita psichica e su quella fisica dell'individuo, che del resto pensa strettamente congiunte, si propone di compiere una revulsione immediata dal piano dell'esperienza quotidiana, umana e terrena e di attuare con grande prontezza il possesso della più alta beatitudine. Ecco perché lo Hatha Yoga è anche chiamato "la via celere". Chi ne segue le regole non è più un uomo comune ma diventa un Siddha, cioè un uomo perfetto. Uno dei segni ch'egli è un uomo perfetto è appunto lo straordinario dominio sugli elementi, quale si mostra con la pratica del tummò, in virtù della quale l'asceta prova di poter cambiare per suo volere le condizioni stesse della vita. Un'altra postura dello Hatha Yoga: Sarvangasana, la posizione "della candela". Questa breve descrizione della fisiologia indiana è utile per comprendere il significato delle principali tecniche "esteriori" dello Yoga. Gli Asana sono posture del corpo con le quali il praticante amplifica le caratteristiche e le attitudini mentali. Ogni postura fa confluire maggiore prana verso specifiche parti del corpo, irradiando le relative nadi ed i chakra interessati. Le posture, quindi, non sono soltanto complessi esercizi ginnici, bensì strumenti per incanalare l'energia nelle diverse parti del corpo. Perché la pratica di Asana venga eseguita correttamente è necessaria una giusta attitudine del praticante conforme alle otto membra descritte da Patañjali. Il Pranayama è un insieme di tecniche di respirazione che consente l'accumulo e l'utilizzo del prana. Attraverso il controllo del respiro il praticante è in grado di purificare il corpo e la mente. La meditazione è il settimo degli otto passi descritti dal saggio Patañjali per raggiungere l'unione con Dio. La meditazione è il passo immediatamente precedente al Samadhi, ovvero l'unione del meditante con l'oggetto meditato, l'unione dell'anima individuale con l'Anima universale.
  • Step

    Lo step è una piattaforma larga circa 40 cm. per un metro di lunghezza, regolabile in altezza dai 10 ai 25 cm.  La lezione di step (traduzione inglese di gradino) prevede una serie di esercizi dinamici di salita e discesa dalla piattaforma seguendo un ritmo costante scandito dalla musica. L'attività eseguita sullo step migliora l'efficienza dell'apparato cardio-vascolare e nello stesso tempo si agisce sullo stato tonico-trofico degli arti inferiori con un lavoro di alta intensità, ma a basso impatto.
  • Functional Circuit

    Un movimento si dice funzionale quando rispecchia i gesti della vita quotidiana, movimenti naturali realizzati grazie alla contrazione sinergica di piu' gruppi muscolari. Scopo di questo allenamento è viluppare un corpo bello, armonico e forte tramite esercizi che richiamano le funzioni base per cui è nato; per questo si vanno a creare percorsi che si avvicinino il più possibile a quello che il corpo umano fa per natura. Nella nostra vita quotidiana non esiste l'isolamento muscolare, qualsiasi cosa facciamo, dal semplice camminare all'alzare una busta della spesa, dall'arrampicata al salto, richiede movimenti permessi dalla sinergia muscolare. Il nostro corpo è nato per compiere movimenti - semplici e non - grazie al suo insieme e non settorializzando ogni sua zona. Parliamo di esercizi caratterizzati da movimenti multiarticolari (piu' articolazioni che sollecitano catene muscolari) svolti su diversi piani e assi. L'allenamento funzionale è un allenamento a 360° dove non viene richiesta solo una caratteristica, e dove non viene chiesta la specificità. Essere funzionali vuol dire essere forti, reattivi, agili, veloci, elastici, coordinati, grazie al fatto che si acquisiscono nuovi schemi motori attraverso esperienze motorie multiple e sempre piu' difficili (la progressione è fondamentale nel functional training). Tale allenamento, grazie alle sue caratteristiche, va a sollecitare la muscolatura profonda che crea stabilizzazione articolare, a differenza del classico lavoro analitico che siamo abituati a svolgere in palestra. Questo lavoro di stabilizzazione previene molti infortuni e rinforza le articolazioni. Piu' l'esercizio è instabile piu' i muscoli profondi (tipico esempio è rappresentato dalla cuffia dei rotatori) devono creare stabilizzazione. Pensate alla difficoltà che si incontra nel passare, ad esempio, dalle distensioni con bilanciere alle distensioni con manubri. Sicuramente ai 100 Kg sollevati nelle distensioni con bilanciere non corrisponderà mai un peso di 50 Kg per braccio nelle distensioni con manubri. Ancora, se passiamo dalle distensioni a dei piegamenti effettuati su 2 palle mediche molto probabilmente non saremo in grado di fare nemmeno qualche ripetizione. E' da questo principio cardine del functional, rappresentato dalla stabilizzazione, che nasce un termine molto utilizzato in questa disciplina: "Core training". Esso si riferisce al rinforzo dei muscoli profondi del tronco e del bacino, al fine di ottimizzare qualsiasi gesto che richieda stabilità. Il core è il centro, ed è proprio dal centro del nostro corpo che parte il movimento. Con un core stabile e forte tutto sarà piu' semplice e sicuro, dal salire sopra uno sgabello allo svolgimento di squat – affondi – military press ecc. A fronte di questi innumerevoli benefici, vi è da aggiungere un uso, a volte  indiscriminato, dell'allenamento funzionale. È impensabile dare dei movimenti balistici o estremamente instabili a soggetti non allenati o addirittura con problematiche di base.
  • Pilates

    Pilates - il metodo Pilates - Il metodo Pilates è una ginnastica che insegna ad assumere una corretta postura e a dare maggiore armonia e fluidità nei movimenti. Nel Pilates la posizione e il movimento di ogni parte del corpo sono estremamente importanti e il corpo si muove come un sistema integrato. Quanto più correttamente si usa il corpo nel corso degli esercizi, tanto più correttamente verrà usato in qualsiasi altra circostanza: la postura migliora e scompaiono rigidità e tensioni, nonché i problemi della schiena derivanti da una postura scorretta.
     
  • Piloga

    Lo stress e la vita frenetica spingono parecchi individui ad appassionarsi ad attività che ristabiliscono il giusto equilibrio tra corpo e mente. Oltre alle discipline pure come Yoga, Pilates e ginnastica posturale, troviamo anche delle attività che nascono dalla combinazione di più metodi. Il Piloga o Yogalates è appunto una di queste. L’obiettivo del Piloga è la messa a punto di un protocollo di lavoro che esalti le caratteristiche di concentrazione dello Yoga fondendole insieme a quelle più spiccatamente fisiche del Pilates. Joseph H. Pilates, inventore dell’omonimo e fortunato metodo si ispirò per la sua creazione allo Yoga proprio per le eccellenti caratteristiche legate al controllo, alla concentrazione e la respirazione. Questo metodo vuole andare oltre l’insegnamento di Pilates. Il fine è di riuscire a unire insieme le posizioni statiche dello Yoga (Asana) e gli esercizi del Pilates. Punti in comune
    • Entrambi i metodi incentrano il lavoro sulla qualità piuttosto che sulla quantità
    • La respirazione rappresenta la base per gli esercizi
    • Il controllo, la concentrazione e l’eleganza dei movimenti sono alla base delle routine
    • Ognuno può procedere nell’esecuzione in base alla proprie caratteristiche individuali considerando anche i limiti fisici legati anche all’età
    • L’obiettivo è quello di eseguire dei movimenti perfetti
    Principali caratteristiche del Piloga
    • Fonde in un metodo nuovo gli aspetti positivi del Pilates e dello Yoga
    • Può rappresentare la naturale evoluzione alle due discipline
    • Può essere integrato a entrambi i metodi per dare motivazione al praticante e mantenere alto l’interesse
    • Per iniziare non è essenziale avere delle basi di Pilates o di Yoga ma è consigliabile aver praticato per un po’ di tempo almeno una delle due discipline.
  • G.A.G.

    Descrizione Workout GAG (Gambe - Addominali - Glutei)

    Questo allenamento specifico per gambe, addominali e glutei vi aiuterà sia a dimagrire che a rassodare il corpo.  
  • Roulette

    Ogni Sabato, a sorpresa, uno dei nostri corsi!
  • Fisio Well

    Lunedì e Giovedì dalle 9 alle 12

    Lunedì, Mercoledì e Venerdì dalle 17 alle 20

  • Body Tone

    Il Body Tone è un corso dove si lavora per migliorare la propria condizione cardiovascolare insieme al miglioramento della definizione ed del tono sia dei piccoli che dei grandi gruppi muscolari. Le routine che vengono proposte sono derivate da sequenze coreografiche composte di esercizi che possono essere eseguiti sia in piedi che a terra anche con l’ausilio di piccoli attrezzi quali manubri, step, elastici, bastoni. Il tutto per aumentare il grado di intensità dell’allenamento. La lezione ha una durata di 45 minuti.
  • Functional Boxe

    Un mix di boxe e allenamento funzionale he migliora il metabolismo basale e permette di bruciare, in un'ora, dalle 400 alle 600 calorie. Assolutamente da provare

  • Body Workout

    Ottenere una forma fisica corretta comporta numerosi benefici sia dal punto di vista fisico, sia mentale. Questo workout vi farà bruciare molte calorie e darà tono a tutti i muscoli del corpo. Il modo migliore per ottenere dei risultati non è allenarsi per ore, ma combinare intervalli di cardio intenso e breve ad esercizi specifici per i muscoli, mantenendo uno stile di vita ed alimentare sano. Il circuito completo (o round) si compone di 6 esercizi da ripetere per 4 volte a giorni alterni. Si consiglia di eseguire qualche minuto di riscaldamento iniziale. NOTE
    • Livello: 3
    • Attrezzatura: tappetino
    • 6 esercizi (1 round)
    • 30” di lavoro 10” di pausa oppure 15/20 ripetizioni
    • Dai 40” ai 60” di pausa tra un round e l'altro
    • Eseguire 3 round a giorni alterni
    ESERCIZI:
    1. SPIDERMAN PLANK ALTERNATO
    2. CRUNCH ALZATA GAMBA VERTICALE ALTERNATO
    3. JUMP SQUAT
    4. BURPEES
    5. PUSH UP 1 GINOCCHIO A TERRA E 1 SOLLEVATO
    6. PUSH UP PER TRICIPITI
  • PUMP

    L'idea fu del neozelandese Philip Mills che, nei primi anni novanta, pensò di utilizzare un bilanciere in sala fitness lavorando a tempo di musica. Egli brevettò, sempre negli stessi anni, l'attività da lui inventata con il nome di Body pump e la diffuse nel mondo vendendo tale programma in franchising con annesse le coreografie preconfezionate e la possibilità di utilizzarle. Questo metodo è stato dunque sviluppato in Nuova Zelanda da un gruppo di studio che realizza le combinazioni, sceglie le musiche ed invia le cassette a coloro che hanno aderito al franchising. Tale business non trova però un buon mercato in Italia dove i gestori delle palestre stentano ad aggregarsi a quella che, in breve tempo, diventa "Les Mills International" riscuotendo grande successo in tutto il mondo. L'esigenza di questa attività è comunque fortemente sentita anche nella nostra penisola e, appoggiandosi ai maestri che cominciano a svolgere questo gruppo anche in Italia, sono nati i vari programmi di "Top pump", "Body pump", "Cardio pump" "Power pump" etc... tutti ispirati all'attività proposta dal Mills. pumpIl termine pump letteralmente significa pompa ma questo non ci aiuta per nulla a capire di cosa si tratta; in realtà per arrivare a un significato più esaustivo del termine, dobbiamo fare riferimento a una sperimentazione che ha portato a formulare un'interessante teoria (Jones, in Poliquin 1998). In particolare si notò che due individui con carico massimale misurato identico, potessero esprimere accentuate differenze, quando si trattava di forzare una serie ad esaurimento con lo stesso carico sub massimale. Successive prove di analisi evidenziarono che tali differenze erano determinate dal tipo di fibre muscolari degli atleti. In particolare i soggetti che riuscivano a fare più ripetizioni presentavano una muscolatura più ricca di fibre muscolari di tipo 1 o lente che evidenziano una notevole resistenza alla fatica e basso tono (Bisciotti 2000). Viceversa gli altri individui erano caratterizzati da fibre di tipo 2 o veloci: grande esplosività, poca resistenza, buon tono. Causa queste differenze, i primi individui vennero denominati con il termine di pumper, i secondi con quello di pusher. Da qui si evince il significato del termine pump che si riferisce infatti a un allenamento che va ad incidere e lavorare principalmente sulle fasce muscolari di tipo lento o resistente, con pompaggio dei muscoli. Essi si riempiono di sangue (effetto pompa), causa sforzo prolungato, con conseguente esaurimento delle riserve di glicogeno muscolare, nutrienti ed ossigeno. Questo allenamento porta dunque a un'ipertrofia muscolare non tanto dovuta a un aumento della massa muscolare in sè ma ad un aumento dei liquidi intracellulari e alla duplicazione dei mitocondri. Si può estrapolare inoltre che nel pump avranno più successo allievi pumper perché più adatti a sforzi prolungati con carichi sub massimali anche se, con l'allenamento sulla resistenza, le fibre muscolari di tipo veloce possono trasformarsi in lente e dunque, atleti pusher, avranno margini di miglioramento più ampi pur partendo da una posizione svantaggiata (Cometti 1988). Pump crociPer quanto riguarda il pump, come per altre attività legate al fitness, non si può ritenere che un unico metabolismo energetico corporeo si prenda carico di tutta la fornitura di energia. In questo gruppo la cosa è ancora più evidente in quanto non esiste un vero e proprio protocollo di lavoro, le metodologie sono molteplici, in gran parte estrapolate dalla sala pesi, riadattate all'attività sopra indicata e di durata alquanto variabile. Appoggiandoci però alle teorie di "Bompa", nella "periodizzazione dell'allenamento" e facendo riferimento a un lavoro, per così dire, "classico", che si svolge con un carico compreso tra il 15% (per quanto riguarda i principianti) e il 25-30% (per allievi ed atleti più evoluti) su ogni gruppo muscolare, per una durata compresa tra i 4 e i 10 minuti, con pausa di recupero obbligata e prevista per cambiare i carichi di circa 1/1,30 minuti, possiamo circoscrivere meglio il training in questione. In particolare una pratica così descritta è da considerare allenante per quanto riguarda la resistenza muscolare alla forza, di media e lunga durata, migliora infatti gli allievi sia dal punto di vista della resistenza anaerobica che aerobica.
  • Dance Workout

    Come funziona Dance workout

    Dance Workout è un programma di allenamento total body che noi di workout italia abbiamo pensato per tutti coloro che hanno bisogno di stimoli sempre nuovi e vogliono allenarsi e divertirsi a ritmo di musica.

    Come allenarsi con Workout Dance

    Niente più scuse! Se sei un appassionato di danza, questo è il tuo workout. Facile da seguire, divertente e molto vario. La musica ti darà il giusto ritmo impedendoti di rallentare durante l’allenamento o, peggio ancora, di mollare strada facendo a causa della noia o della mancanza di motivazione. Si tratta di un workout completo che alterna sessioni di cardio ballato a giornate in cui si allenano specifiche zone del corpo come ABS e gambe. Diciamo la verità, quanto sono noiosi gli esercizi per gli addominali? Ma, allo stesso tempo, quanto è bello avere un addome piatto e tonico? Ecco dunque che abbiamo trovato la soluzione adatta a te: allenamenti specifici ma comunque ballati e ritmati dalla musica. Anche l’allenamento cardiovascolare non è certo da sottovalutare. Se vuoi dimagrire l’unica strada è il deficit calorico. Il che vuol dire sana alimentazione, giusto apporto di calorie e macronutrienti e, ovviamente, una attività fisica quotidiana che ti permette di bruciare calorie.
  • Functional Training

    o allenamento funzionale rispecchia la tendenza degli ultimi anni, scopriamo di cosa si tratta. Negli ultimi anni il mercato del fitness ha visto nascere una nuova forma di allenamento, il functional training o allenamento funzionale, tecnica di allenamento che si basa sull’esecuzione di esercizi che mimano movimenti che il corpo esegue quotidianamente.
    Un corpo sano è un corpo forte, scattante, agile e coordinato, ma è realmente sano, quando oltre a non presentare patologie ed avere una bella silhouette è in grado di muoversi armoniosamente, quando è in grado di eseguire con estrema facilità movimenti complessi e faticosi e quando è in  grado di interagire facilmente e liberamente con l’ambiente che lo circonda.
    L’allenamento funzionale, pertanto, non utilizza complicati macchinari che guidano i movimenti, ma, abbandonando gli esercizi di isolamento, si realizza ponendo il corpo ed il suo movimento come cardine di esercizi svolti sui tre piani dello spazio, dando benefici in ambito psico-fisico.
    Alla base dell’allenamento funzionale c’è l’idea che l’attività fisica deve migliorare le capacità coordinative e condizionali dell’individuo, sviluppando gesti che impegnano il corpo nel suo insieme e che sono in grado di attivare diverse catene cinetiche sinergicamente.
    L’allenamento funzionale prevede l’esecuzione di esercizi a corpo libero che attivano l’intero organismo. Esercizi di questa natura, decisamente diversi dal classico allenamento con le macchine isotoniche, possono migliorare quelle capacità del corpo che permettono di interagire con l’ambiente che lo circonda, curando ogni aspetto dell’atletismo: forza, potenza, velocità coordinazione, agilità, equilibrio.
    Il Functional Training fa dimagrire. Utilizzando il corpo nella sua complessità, si realizza un maggiore consumo calorico favorendo il dimagrimento e la tonificazione di tutti i muscoli.
    Tra i principi alla base del functional training vi è anche l’idea che l’allenamento, per condizionare il corpo in maniera completa, deve prevedere l’esecuzione di movimenti molto vari, i quali devono progressivamente divenire più complessi, in modo che il corpo sia sottoposto ad un lavoro sempre diverso e sempre più difficoltoso. Ciò permette di stimolare costantemente l’organismo ed impedisce l’adattamento al lavoro svolto. Questa caratteristica dell’allenamento funzionale rende ogni seduta di lavoro differente dalle altre. Un allenamento così impostato dal functional trainer è sicuramente più gradevole e più divertente dato che le cose nuove sono sempre stimolanti e più interessanti, mentre la routine, a lungo andare, diviene noiosa.
    Consideriamo anche che, il functional training dà la possibilità di poter sviluppare un’infinità di esercizi in poco spazio e ovunque, sia indoor sia outdoor, perché  le attrezzature necessarie sono movibili, di ingombro minimo e di versatilità massima.
    Un altro punto di forza di tale disciplina è quello di poter creare delle esperienze adatte a chiunque e allo stesso tempo unire qualsiasi livello fitness nella stessa lezione. Ognuno segue il proprio ritmo e, sono sempre concesse pause perché l’obiettivo è quello di trovare un controllo motorio e non di lavorare a tempo di musica. Tutto questo è l’allenamento funzionale. Un viaggio verso la scoperta del corpo e delle sue capacità.
  • Brazilian Jiu Jitsu

    Recenti studi sullo sviluppo del quoziente intellettivo dovuto alla pratica di un'arte marziale come il Brazilian Jiu Jitsu discreditano il vecchio detto «gioco di mano, gioco di villano» e il diffuso pregiudizio che certe discipline di combattimento siano adatte alle persone con un'intelligenza rozza o scarsa. Scopriamo i benefici del Brazilian Jiu Jitsu sul QI.

    Brazilian Jiu Jitsu: fisico e QI
    Il Brazilian Jiu Jitsu, o BJJ, non è solo una versione brasiliana del Jiu Jitsu giapponese. Scopriamo di più su quest'arte marziale.

    Origine del Brazilian Jiu Jitsu

    All'inizio del secolo scorso gli immigrati giapponesi importarono le arti marziali del Sol Levante in Sud America, specie in Brasile, dove iniziarono ad insegnare anche ai non giapponesi. La caratteristica che differenzia maggiormente il Jiu Jitsu giapponese da quello brasiliano riflette i caratteri dei due paesi: in Giappone esiste un concetto chiamato ippon, ovvero una tecnica definitiva che mette fine al combattimento perché entrambi i contendenti sanno che se fosse stata applicata in un contesto reale avrebbe portato alla vittoria, e ciò viene sportivamente e onorevolmente riconosciuto da entrambi; in Brasile invece, non esistono regole non scritte basate su un accordo onorevole e vige la cosiddetta malandragem, ovvero l'arte di arrangiarsi, di approfittare, di prendere ogni possibile vantaggio con malizia, indispensabile per la sopravvivenza in contesti poveri, duri e spesso selvaggi. Pertanto in Brasile il combattimento non finisce con la proiezione a terra ma prosegue perché i contendenti proveranno con ogni malizia e furberia a continuare il combattimento. Si sviluppa così la lotta a terra, dove si possono affrontare per molto tempo cercando di guadagnare con ingegno e intuito una posizione dominante o una sequenza di mosse che portino alla sottomissione dell'avversario.  

    I benefici del Jiu Jitsu brasiliano

    I benefici del Jiu Jitsu non sono solo fisici, ma è un arte marziale che sviluppa capacità psichiche e di gestione delle emozioni. Ecco nello specifico quali.
  • GIRLS PRO

  • Kombat

  • Circuito

  • Tra poco

    i prossimi corsi

    No upcoming classes for today